Il Corriere della Sera  – La27esimaora

 

Quando ero piccola il giorno in cui mia nonna riscuoteva la pensione di reversibilità di mio nonno, era un giorno di festa. Se capitava che fossi con lei, dopo essere andate alla posta si faceva una grande spesa e magari si passava dalla merceria sotto casa, da Elvira, dove poteva succedere che mi comprasse un cappellino o un maglioncino. Era la fine degli anni ‘70 ed era romantico pensare che nonno le stesse accanto anche se non c’era più, e che con i suoi regalini stesse accanto anche a me. Avevo capito che quei soldi non bastavano a fare niente, ma quelli non erano problemi di una bambina; la reversibilità mi affascinava, l’idea che lo stipendio di lui passasse a lei, lo trovavo meraviglioso, un’onda d’amore che si propagava in eterno. Continua a leggere.